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Comparative Law News

NOTICE: Law and Humanities course 2015 (Rome, March-June 2015)


WHAT Law and the Humanities, course
WHEN Spring semester March-June 2015
WHERE Roma Tre University, Law Department
All information here
The aim of this Spring Semester course (first proposed in 2008) is to explore the fascinating, hopefully problematical interactions between Law and Literature, Law and Philosophy, Law and Anthropology, Law and Cinema, Law and Architecture, Law and Iconography and even Law and Music with the help of well known professors as well as PhD students coming from all over the world, who present each week a different topic. They express themselves in the new “lingua franca”, English, which is particularly suitable for a Law and the Humanities course, as we have only recently “imported” this field of study – at least within the academia – from the United States.The course is organized around 3 “macro-fields”: LANGUAGE & LITERATURE, VISUAL and PERFORMANCE. It is directed by prof. Emanuele Conte, the chair of Medieval and Modern Legal History at the RomaTre Law Department and co-organized by Dr. Stefania Gialdroni, temporary research fellow in Medieval and Modern Legal History (BookAlive Project) and Dr. Angela Condello, now visiting professor at the Faculty of Law of the University of Ghent (“Law and the Humanities” course).
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CFP: "Pasolini and the Law" (Perugia, July 15-18 2015)


WHAT Pasolini and the Law. Rileggendo Pasolini: il diritto dopo la scomparsa delle lucciole
WHEN July 15-18 2015
WHERE University of Perugia, Italy
Deadline  May 22, 2015

Visioni del Giuridico è un incontro di studi che si promette di discutere attorno alle nuove sfide che attendono il diritto per quanto riguarda i suoi impieghi, obiettivi e funzioni, le sue basi teoriche, i suoi risvolti pratici e le sue implicazioni politiche. Il progetto di quest’anno ruota attorno al tema del passaggio dal moderno al contemporaneo, domandandosi come il diritto e le discipline affini abbiano effettuato il percorso dall’epoca della modernità a quella della contemporaneità. Tale processo di mutamento ha sconvolto le strutture sociali classiche ed ha favorito l’emergere di nuove concezioni in molti ambiti del sapere. Uno dei più attenti osservatori di questo passaggio è stato Pier Paolo Pasolini, che nella sua poesia “Profezia” ha immaginato l’arrivo della contemporaneità attraverso la venuta di nuovi uomini che “dietro ai loro Alì dagli occhi azzurri - usciranno da sotto la terra per uccidere – usciranno dal fondo del mare per aggredire – scenderanno dall'alto del cielo per derubare – e prima di giungere a Parigi per insegnare la gioia di vivere, prima di giungere a Londra, per insegnare ad essere liberi prima di giungere a New York, per insegnare come si è fratelli – distruggeranno Roma e sulle sue rovine deporranno il germe della Storia Antica”. Il percorso culturale pasoliniano diviene emblematico di questa trasformazione, di questa caduta degli dei moderni a favore dell’avvento di una nuova civiltà, fondata su diverse dinamiche giuridiche, sociali e politiche, come Pasolini stesso aveva intuito evocando «la scomparsa delle lucciole» in riferimento all’Italia della metà degli anni Sessanta dello scorso secolo (L’articolo delle lucciole, Corriere della Sera, 1° febbraio 1975). Dopo la scomparsa delle lucciole, infatti, «i valori, nazionalizzati e quindi falsificati, del vecchio universo agricolo e paleocapitalistico non contavano più», così come le diverse culture particolaristiche, distrutti dalla «violenta omologazione dell’industrializzazione». La figura di Pasolini, ricompresa nelle sue dilanianti contraddizioni, sembra funzionare allora come dispositivo perfetto di analisi, e tra i molti temi che hanno interessato il pensiero dell’Autore sono stati individuati cinque campi di indagine, sui quali aspettiamo i contributi di chiunque sia interessato




Modelli giuridici e sociali 
A fronte dello svuotamento di potere della politica tradizionale dell’Italia del dopoguerra, Pasolini constata l’emergere di quel che definisce con sempre più convinzione il «nuovo fascismo» del consumo di massa che caratterizza le società neocapitaliste. La spinta egemonica si sostanzia così nella creazione di modelli omologanti elaborati dalla società del consumo, volti a ricondurre tutto ciò che è marginale e periferico verso un “centro” totalizzante che fornisce la base politica e culturale attraverso la quale avviene la neutralizzazione dell’originalità e delle differenze che hanno caratterizzato da sempre le «periferie». Il consumismo ha così finito per omologare «culturalmente» l’Italia: si tratta dunque di una omologazione repressiva, pur se ottenuta attraverso l’imposizione dell’edonismo e della «joie de vivre». Il centralismo della società dei consumi impone così un’adesione completa al nuovo credo, non può più valere il semplice assenso, è necessario che non siano contemplate concezioni alternative alla libertà di scelta. Tale trasformazione ha messo in moto processi di mutamento all’interno delle politiche e delle metodologie che interessano il diritto e le altre scienze umanistiche e sociali, imponendo un ripensamento delle strutture di potere che caratterizzavano il mondo moderno e riscrivendo lo scenario nel quale tali discipline si trovano ad operare. 

Parole, identità, omologazione 
La produzione artistica e la stessa vicenda umana di Pasolini testimoniano la centralità della “parola” – nella sua duplice accezione di “lingua” e di “mezzo di manifestazione del pensiero” - come oggetto privilegiato del controllo da parte di un “Potere” percepito come omologante e repressivoDa un lato, infatti, Pasolini osservava sgomento la mutazione linguistica indotta dalla classe dominante, che parla una «lingua della menzogna», espressione di una «putrefatta cultura forense e accademica, mostruosamente mescolata con la cultura tecnologica»; l’esortazione pasoliniana al rispetto delle particolarità linguistiche come espressione della complessità antropologica degli italiani - «Il volgar’eloquio: amalo» - solleva la fondamentale questione del rapporto tra lingua e identità. Dall’altro lato, Pasolini sperimentava drammaticamente la censura sulle sue opere o, nel migliore dei casi, quella tolleranza «sempre e solo nominale» che gli sembrava equivalere a una condanna: per via delle numerose denunce e citazioni in giudizio legate ai presunti contenuti osceni dei suoi lavori letterari e cinematografici, all’offesa al comune senso della morale e del pudore, al vilipendio della religione, prendeva forma il dilemma «o fai poesia o vai in prigione», che ci interroga ancora oggi sui limiti alla libertà di espressione
Egemonia sui corpi 
Il rapporto tra potere, sessualità, omologazione e costruzione delle differenze passa, nell’opera di Pasolini, attraverso la fisicità del corpo. Al di là dei valori e dei modelli di comportamento, invero, «il potere manipola i corpi in un modo orribile», facendone oggetto di consumo e trasformando la stessa libertà sessuale della maggioranza in «una convenzione, un obbligo, un dovere sociale, un’ansia sociale, una caratteristica irrinunciabile della qualità di vita del consumatore». La giuridificazione del corpo e della vita, sotto questa prospettiva, pare non sottrarsi totalmente alle insidie dei diversi, plurimi e non meno pervasivi poteri che bramano il governo e la normalizzazione del corpo. In che modo oggi il diritto disciplina il corpo delle persone, quali garanzie sono lasciate al singolo per sottrarsi al giogo dell’omologazione sociale e per rivendicare un proprio specifico, una propria differenza? Quale funzione svolgono il “decoro”, il “buon costume”, l’ “ordine pubblico” e la “dignità”? Tali nozioni, infatti, rischiano di imporre un modello di “uomo medio” dietro cui, per usare le parole di Pasolini, si nasconde «un mostro, un pericoloso delinquente, razzista, conformista, schiavista, colonialista, qualunquista».
Il diritto tra spazi reali e spazi virtuali 
Lo sguardo di Pasolini sulla periferia romana - «con centinaia di migliaia di vite umane che brulicavano tra i loro lotti, le loro casette di sfrattati e i loro grattacieli» - consente di riflettere sulla complessità delle città contemporanee, che si rivelano tanto dei luoghi di conflitti e tensioni tra classi sociali, culture e fedi religiose, stili di vita, quanto dei laboratori per la sperimentazione di forme innovative di convivenza e condivisione. Ciò che l’occhio dell’artista Pasolini scorge nelle città, d’altra parte, è anche la bellezza delle sue forme, delle tracce del passato che vanno difese dal rischio della degenerazione ambientale e urbanistica connessa allo sviluppo economico e industriale - tracce di un «popolo, di un’intera storia, dell’intera storia del popolo di una città, di un’infinità di uomini senza nome». Nuovi spazi, d’altra parte, si sono aperti ai giorni nostri. Spazi nati grazie allo sviluppo e alla capillare diffusione delle tecnologie informatiche: spazi virtuali. Nella rete le dinamiche e le chiavi di lettura pasoliniane non sono venute meno. Quali dinamiche relazionali e sociali si sono costruite sulla rete? Quale sono i confini per il singolo, per la persona in uno spazio virtuale di massa? Esiste un “vuoto” di potere, riempito progressivamente da chi possiede i dati e le informazioni? Internet è uno spazio di libertà e partecipazione?
Processo e accesso alla giustizia
Un’intera struttura di potere si cela dietro il processo a Pasolini. É un processo nei processi, che ha un preciso scopo: attaccare il poeta solitario. Chi è il vincitore di questa lotta? Chi il vinto? L’accertamento della verità pare cedere il passo alla violenza giudiziaria di una magistratura deformata. L’abuso del processo diventa l’arma che consente di colpire il bersaglio. L’Autore rimane per anni nelle mani dei giudici. Ripensando alla vicenda del processo a Pier Paolo Pasolini gli interrogativi si moltiplicano: quel processo rappresenta la rottura delle convenzioni giudiziarie tradizionali. L’attuale sistema di accesso alla giustizia sta mutando profondamente; per usare le parole dell’Autore, «non siamo più di fronte, come tutti sanno, a “tempi nuovi”, ma a una nuova epoca della storia». In questa nuova epoca si contrappongono differenti esperienze e pratiche: da un lato, il legislatore propone sempre più l’utilizzo di strumenti di giustizia alternativa, dall’altro, si diffondono pratiche dal basso, che mirano ad assicurare a tutti l’accesso alla giustizia (es. law clinics, sportelli in difesa del cittadino ecc.). L’erosione del monopolio della giurisdizione statale si scontra con gli alti costi della giustizia privata: in gioco c’è quel diritto di azione del singolo che, pur consacrato nella Carte costituzionali, sembra un lusso per pochi.
La call for papers è rivolta ai giovani studiosi (dottorandi, dottori di ricerca, assegnisti, ricercatori) delle diverse discipline giuridiche, sociali e umanistiche. Il seminario di studi si svolgerà presso l’Università degli Studi di Perugia dal 15 al 18 luglio 2015. Gli interessati sono invitati a presentare, entro e non oltre il 22 maggio 2015 alle ore 12:00, una proposta di intervento (max 1500 parole) su uno dei temi indicati (Modelli giuridici e sociali, Parole identità e omologazione, Egemonia sui corpi, Il Diritto tra spazi reali e spazi virtuali, Processo e accesso alla giustizia). Assieme alla proposta il candidato dovrà allegare un breve curriculum vitae. La proposta e il curriculum devono essere inviati per mail a visionidelgiuridico@gmail.com L’esito della selezione da parte del Comitato sarà reso noto il 1°giugno 2015 con una comunicazione via email. Coloro che saranno selezionati e contattati dal Comitato scientifico possono produrre un paper di max 50.000 battute spazi inclusi o una presentazione Power Point da far circolare tra i panelist. Il Comitato si riserva di pubblicare online il materiale ricevuto dai partecipanti. E’ prevista la pubblicazione degli Atti del Seminario. Vi sarà la possibilità di alloggiare gratuitamente presso le strutture Adisu di Perugia. 

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BOOK: Jean-François NIORT, Louis XIV's Black Code. Clichés on a Landmark Text (Paris: Le Cavalier Bleu, 2015, 128 p., ISBN 978-2-84670-642-1, € 10,95)

 
(image source: lecavalierbleu.com)
Nomôdos reports the publication of the following book:
Texte fon dateur du droit colonial français, le Code Noir a suscité beaucoup de confusions et d’erreurs, à commencer par son nom lui-même... Code Noir ou Édit de mars 1685? Écrit par Colbert? Dont il n’existerait qu’une seule version? Qui aurait réduit les esclaves à l’état de chose? … Présentant le s acquis de s recherches historiques récentes, cet ouvrage corrige un certain nombre d’idée s reçues sur le Code Noir dont on n’a d’ailleurs toujours pas retrouvé à ce jour l’original aux Archives nationales. Auteur 
  • Jean-François Niort, historien du droit colonial et spécialiste du Code Noir, est maître de conférence HDR en Histoire du droit, à la Faculté des Sciences juridiques et économiques de la Guadeloupe. 

Sommaire
Avant-propos de Myriam CottiasPréface de Marcel Dorigny

Introduction
  • « Le Code Noir a été écrit par Colbert. » 
  • « Le Code Noir est le véritable nom de l'Edit de mars 1685. » 
  • « Le Code Noir existe en une seule version. »
  • « Le Code Noir ne concerne que les esclaves. »
  • « Le Code Noir fait de l'esclave une chose. » 
  • « L'esclave dans le Code Noir n'a pas de personnalité juridique. »
  • « Le Code Noir autorise le maître à mettre à mort son esclave. »
  • « Le Code Noir est resté en vigueur dans sa version initiale jusqu'à 1848. »
Conclusion

Postface de Jacques Gillot

Annexes
  • Edit de mars 1685 (version B11)
  • Mémoire de février 1683
  • Pour aller plus loin
  • Sources
  • Le Centre d'analyse géopolitique et internationale (CAGI)
  • La Route de l'esclave 
Contact Presse Marie-Laurence Dubray - m.laurence.dubray@lecavalierbleu.com - 06 07 83 57 53 - Le Cavalier Bleu Éditions - 5, av. de la République - 75011 Paris - www.lecavalierbleu.com
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BOOK: David GILLES, Essays in Legal History. From New France to the Province of Quebec (Éds Revue de Droit de l'Université de Sherbrooke, 2014, 694 p., ISBN:978-2-920003-58-3, 75€)

 (image source: lgdj.fr)
Nomôdos announced the publication of the following work (Essais d'histoire du droit. De la Nouvelle France à la Province de Quebec):

Cet ouvrage rassemble une recherche menée sur une dizaine d'années portant sur l'histoire du droit, de la justice et l'impact de la norme sur la population durant la Nouvelle-France et après la Conquête britannique jusqu'à la fin du XIXe siècle. Illustrant la mise en place d'un système juridique original, aménageant la tradition civiliste et la tradition de common law, ce recueil de textes illustre, à la manière des peintres impressionnistes, différents moments de l'histoire et du droit québécois en rappelant la genèse et les bases de cette tradition juridique singulière en Amérique du Nord.
More information the publisher's website.
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WORKSHOP: Elements of proof and commercial litigations in the Mediterranean (XV - XIX century) (ERC Program Mediterranean Reconfigurations), Paris I, 16-18 June 2015; DEADLINE 29 MARCH 2015

 (image: Livorno, 17th Century; source: Wikimedia Commons)
HSozKult reports the following event on early modern and modern transnational commercial law - DEADLINE 29 MARCH 2015:

What can the evidentiary artifacts that are deployed to resolve commercial litigations tell us about the legal configuration of the Mediterranean between the fifteenth and nineteenth centuries?
Since 2012, the ERC-funded Mediterranean Reconfigurations research program (ConfigMed) has been studying commercial disputes, legal pluralism, and intercultural trade in the Mediterranean, at the crossroads of different traditions, legal regimes and referents. In this context, our method helps to address conflicts involving economic actors from Europe to the Ottoman Empire and North Africa, as well as to focus on the encounters, compromises and possible exchanges of these geographical entities.
Systems of legal proof belonging to the prominent legal structures from ancient times to the modern era have been subject of several investigations and a wide range of publications between the late 1950s and early 1960’s, when the collapsing colonial empires discovered - or rediscovered - the foundations of indigenous legal theories, known to play a critical role in their independence.
This workshop aims to continue this work and these reflections with a particular emphasis on the production and circulation of the elements of legal proof in the Mediterranean. Based on the examination of written certificates and declarations, we propose to examine their effect on both the commercial world and legal systems that are often seen as closed within itself.
One of the primary axes of this workshop will be the analysis of the procedures of dispute resolution through the production and circulation of certificates and written testimonies. The origins, formal diversity, materiality and logic of these artifacts should be able to provide food for thought on the nature and resolution of disputes, as well as the practical functions of institutions, such as consulates and commercial courts.
Particular attention will be paid to cases involving agents of different backgrounds (i.e. disputes with the infidels, and those conflicts between local people and foreigners or traveling people); effort will be made to understand the terms and limitations of access to justice for the different actors (for example, did Muslims submit an appeal to the European courts?), as well as the logics and practices of intermediation that were made possible by the presentation of the evidentiary elements.
Our thinking is based on findings from recent research, such as those devoted to the procedures of "summary justice", available to foreigners and merchants in Europe, or, in the land of Islam to the Siyasah doctrine and the practices of justice administered by the ruler instead of the qadis or the uses by foreigners of the Ottoman Imperial Council (Divan) in case of commercial conflicts. The workshop aims to explore such legal procedures by peering into the archives, as well as by tracing the circulation of written documents. Our interest, therefore, will not be invested in the legal and philosophical systems of any single "civilization" or "cultural area", but rather in the socio-cultural relations between them prompted by commercial litigations, as well as issues raised by the coexistence or interpenetration of different evidentiary logics.
As such, this workshop aims to overcome the vision of a Mediterranean reduced to the strict opposition between an Islamic legal system of evidence - oral and highly structured by the formalist constraints of the so called divine law - and a radically different Western evidentiary system oriented towards a Weberian Rationalisierung, marked by the triumph of the written and notarization of the modern law.
This will necessarily involve careful consideration of the circulation and use of evidence, for the reconstitution of the chain of correspondences between litigants, intermediaries and user or producer institutions of evidentiary elements. This should produce material to discuss the relevance of the boundaries usually drawn between worlds that seem to be permeable, such as those opposing the oral and the written, the private and the public. For example, the Ottoman judicial practice had established processes of validation and certification of private acts with values similar to the certificates produced by the public authority of the Latin notary.
Moreover, we will need to go beyond an analysis of evidence reducing them to their mere functions and original purpose - to convey the truth about the facts – in order to fully interpret them as tools of thought. The formal aspect of the evidence, the logic of their composition and communication, the rhetoric used in their language(s) and any external sign of validity may be used in order to evaluate, in a new light, the texture of legal cultures of different eras, territories and differentiated social groups. By considering these evidentiary pieces as instruments, the workshop will address the role of evidence in the analysis of communication processes and interpret it as a privileged scenario of legal and cultural creativity in a trans-Mediterranean space formed by different resolutions of commercial litigations.

Thus, the contributions addressing the following issues are particularly welcome:
- At what point in the legal procedure did the presentation and the examination of evidence occur, and on what criteria were they evaluated? What were the effects of this presentation on the outcome of the case?
- Are the evidences used in commercial disputes specific to the world of Mediterranean trade, or do they come from other legal systems and/or Mediterranean and extra-Mediterranean cultural worlds? Is it possible to link the resolution of commercial disputes in terms of other problems, such as solicitations for return of goods taken by corsairs?
- Do the materiality, nature and functions of these instruments relate to particular spaces, institutions or types of procedures?
- Beyond the usual formal classifications, what distinctions can be made between different written pieces attached to trials? Is there a type of documentation specific to the Mediterranean legal system that is mobilized more than others in order to win the case in a trade dispute?
- What is the role of private deeds in the resolution of these disputes? Under what legal, political or religious conditions, and in what particular contexts are they of greatest importance for the actors?
- Does the study of legal procedures from the point of view of the evidentiary elements confirm the hypothesis that the commercial courts would have had a more flexible approach than other courts vis-à-vis the written evidence?
- In case of confrontation between several regimes of legal evidence, how would the regulatory institution decide on the value of the pieces presented? Did mixed regimes exist that relied, perennially or ad hoc, on the articulation of different forms of evidence, or even on their hybridization?
- What was the process of validating the evidence? And what can this process tell us about the function of institutions, the effects of procedures and the legal culture of the actors?
- Finally, what were the main institutions issuing certificates and documents of proof of all kinds? Do particular schemas appear in the uses of these institutions by social actors? And what were the communication logics provided by the legal procedures? Were they defined by the circulation of the written pieces?

Contact: Prof. dr. W. Kaiser (Paris I): wolfgang.kaiser@univ-paris1.fr.
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